Pubblicato 30 Marzo 2015

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Ho terminato proprio venerdì scorso, venerdì 27 marzo, la mia esperienza professionale a Wolfsburg presso la Neuland mbH  (Housing Company): come era previsto di comune accordo.
Perciò è stata una esperienza nuova ma in continuità con il mio esercizio professionale qui a Siena, dove sto scrivendo queste righe.
In sintesi: affrontare l’inserimento in un ambiente culturale e professionale più europeo, in una città non grande (sarebbe come Siena se Siena acquisisse il suo territorio naturale) ma di nuovo in espansione che dovrà, entro il 2020, assorbire fino a 70’000 persone, che attulamente sono “pendolari”.
Ma Wolfsburg non è solo la città della Volkswagen – e non sarebbe cosa da poco – ma è una città ricca di nuovi servizi, di un ambiente naturale e costruito di grande e misurata qualità.
Vi hanno lavorato, nel tempo, (parlando di architettura) Alvar Aalto, Hans Scharoun e, ultima, Zaha Hadid: discutibile ma sempre architetto di qualità.
L’esperienza è stata intensa e apprezzata (diciamolo pure). Ma non si è limitata solo a un periodo di pratica professionale limitata o marginale. Ho partecipato, infatti, a una proposta per un quartiere degli anni 60-70, bisognoso di riqualificazione e di maggiore integrazione col resto della città.
Sono soddisfatto dell’accoglienza che ha avuto la presentazione del mio lavoro (un’ora di aperta discussione, in inglese, s’intende).
Era impossibile, poi, non recarsi a Berlino: che si è rivelata, come sempre, una città di grande forza attrattiva e di qualità urbanistica. Edifici e spazi nuovi si sono integrati con le grandi presenze storiche e hanno risarcito le grandi distruzioni della guerra e della deivisione fisica in due città antitetiche.
La rinascita urbanistica cominciò con la Philharmonie di Hans Scharoun, poi venne Mies Van Der Rohe con la Neue Nationalgalerie per arrivare, attraverso altri grandi nomi, a Renzo Piano in Potsdamer Platz e a Norman Foster nella trasformazione del Reichstag (vedi le due immagini iniziali).
Dunque un’esperienza felice che ora spinge a guardare anche ai nostri luoghi, alle nostre grandi e piccole città (Siena per cominciare), con ambiziosa modestia, sapendo che l’Europa sta, nonostante tutto, andando ancora avanti e l’Italia, invece, appare ferma con rare eccezioni.

Siena ci aveva provato e ci dovrà riprovare.

Articolo su architetturepossibili.blogspot.it

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